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Liberty e Art Déco: non sono la stessa cosa.

Quando si parla di gusto Vintage spesso si tende a mettere tutto nello stesso contenitore.

Basta una decorazione elegante o una linea “d’altri tempi” e subito scatta l’etichetta generica di Vintage.

In realtà, due dei linguaggi più affascinanti della storia del design, e cioè lo stile Liberty e Art Déco, nascono da visioni molto diverse.

Il Liberty guarda alla natura, al movimento, alla linea che si espande come un ramo, un petalo.

L’Art Déco, invece, cerca ordine, ritmo, simmetria, geometria e una modernità più sofisticata, spesso legata al lusso e all’eleganza metropolitana.

Il primo è più organico e fluido; il secondo più deciso, grafico e architettonico.

Entrambi hanno lasciato un segno indelebile nel mondo del design e dell’arredo, ma confonderli significa perdere una parte importante del loro fascino. 

Lo stile Liberty

Il Liberty, nome con cui in Italia si identifica l’Art Nouveau, si afferma tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, grosso modo fino alla Prima guerra mondiale.

È uno stile internazionale ma declinato in forme locali: in Francia si parla di Art Nouveau, in Austria di Secession, in Catalogna di Modernisme.

Il suo tratto più riconoscibile è l’ispirazione al mondo naturale: steli, foglie, fiori, ali, corpi femminili sinuosi, linee ondulate e motivi che sembrano crescere come organismi viventi. 

Caratteristiche principali

Nel Liberty la decorazione non è un’aggiunta superficiale: spesso si fonde con la struttura stessa dell’oggetto.

Anche quando il disegno è ricco non appare mai “pesante”, ha piuttosto il dinamismo di qualcosa che sembra vivo.

Questo vale per arredi, lampade, ringhiere, carte da parati e persino per elementi funzionali come mancorrenti, sedute e, ovviamente, maniglie.

Alcuni aneddoti curiosi

Uno degli aspetti più interessanti del Liberty è che spesso non distingueva tra architettura, arredo e decorazione: molti progettisti volevano controllare tutto, fino all’ultimo dettaglio.

Hector Guimard, per esempio, è rimasto celebre per gli ingressi della metropolitana parigina, diventati un simbolo assoluto dell’Art Nouveau grazie alle loro forme vegetali e quasi “organiche”.

Gaudí, a Barcellona, portò invece il linguaggio modernista verso una fantasia quasi visionaria: Casa Batlló oggi è considerata uno dei massimi esempi del movimento.

Lo stile Art Déco

Se il Liberty ama le curve della natura, l’Art Déco preferisce la geometria, il contrasto, il ritmo, la composizione.

Il nome deriva dall’Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes tenuta a Parigi nel 1925, evento che contribuì in modo decisivo alla consacrazione e diffusione del linguaggio déco.

Le sue forme diventarono il simbolo di una nuova eleganza, più urbana, più vicina al lusso e all’architettura. 

Caratteristiche principali

L’Art Déco predilige forme semplificate, linee pulite, geometrie marcate, motivi a zig-zag, raggi, ventagli, profili scalettati e simmetrie.

Anche quando riprende figure naturali, come animali, fiori o corpi umani, le tratta in modo più stilizzato e decorativo rispetto al Liberty. È infatti uno stile che ama l’impatto visivo, ma con maggiore disciplina formale.

Lo stesso stile che contraddistingue la collezione di maniglie e accessori Daisy.

Alcuni aneddoti curiosi

Un caso affascinante è quello del Palais Stoclet di Bruxelles: completato nel 1911 e progettato da Josef Hoffmann, viene oggi considerato dall’UNESCO un’opera che, pur nascendo nel clima della Secessione Viennese, anticipa l’Art Déco e il Moderno grazie alla sua geometria rigorosa e al suo approccio totale al progetto.

Ma l’Art Déco non è stato solo lo “stile da salotto”. Il suo immaginario si è legato anche al viaggio e al lusso in movimento, come dimostra il mito dell’Orient Express, emblema di opulenza, artigianalità e lusso. 

In sintesi

Liberty e Art Déco hanno in comune una cosa fondamentale: entrambi trasformano l’oggetto quotidiano in un dettaglio di stile.

Come le maniglie Linea Calì.